L’Islanda in bicicletta

Premetto subito, mi piace andare in bicicletta, ma non più di un cicloviaggiatore improvvisato. Non ho esperienza di viaggi bicicletta se non qualche weekend sulle nostre Alpi e due (scrivo ora in partenza per il terzo) in Islanda.

Ma essendo che conosco e amo l’Islanda mi trovo più a casa sulle gravel road delle highlands che sulle strade della mia città (ben più pericolose) e così appena posso, parto!

L’Islanda è grande pressappoco due volte la Svizzera, con una popolazione di una cittadina concentrata quasi totalmente nell’area urbana di Reykjavik e Keflavik (sede dell’Aeroporto).
Il resto è un susseguirsi di ambienti estremamente differenti tra di loro costellati di piccoli insediamenti e zone totalmente disabitate.

A grandi linee possiamo suddividere l’islanda in 4 macrozone:

Il Ring

Si tratta della costa che cinge l’isola (ad eccezione dei fordi del Nord-Ovest) e percorsa dalla strada 1 la Hringvegur, è la zona più frequentata, soprattutto a Sud e dove si trovano i maggiori centri abitati. La strada è quasi totalmente asfaltata tranne un breve tratto ad Est e tocca un gran numero di luoghi famosi dell’Isola.

Dal punto di vista ciclistico è una strada a tratti non facile, è stretta e in parte molto trafficata da gente troppo spesso poco rispettosa dei limiti di velocità (90Km/h) impegnati a correre per rispettare la strettissima tabella di marcia.
Talvolta si può evitare per strade alternative, ma in altri si è obbligati e quindi richiede molta attenzione.
Includo come ring anche la pensola Snæfellsnes in quanto anche se non percorsa dalla strada 1 è un a variante assolutamente imperdibile e soprattutto un po’ meno trafficata.

Highlands

Sono le terre interne, i deserti centrali, la zona disabitata più grande d’europa. Forse fanno un po’ impressione, ma sono davvero meravigliose. Percorse dalle famose F-Roads (di cui parlerò poi) sono molto meno frequentate del ring e soprattutto hanno velocità medie di percorrenza assai più basse (anche per le bici però!). Il viaggio attraverso le highlands è un viaggio che permette di osare ancora il termine “avventura”. La solitudine ancora si percepisce e non esistono molte comodità. Le strade possono essere belle, brutte, ripide, si presentano guadi anche impegnativi e tratti potenzialmente innevati.
Ma i luoghi che si raggiungono sono di una bellezza unca e vale dieci volte la fatica fatta.

Le Highlands sono attraversate da due strade principali, la F35 (Kjalvegur) che attraversa l’altopiano del kjölur e la F26 (Sprengisandur) che è la più lunga e impegnativa.
Queste strade sono di antica frequentazione, anche se nel 1800 sono state quasi totalmente dimenticate a causa dei numerosi incidenti dovuti alle repentine mutazioni del meteo e da cause più o meno ignote che hanno alimentato leggende e supertizioni che narrano di fantasmi che tengono agguati ai viaggiatori.