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lunedì 29 ottobre 2018

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CAI Milano

venerdì 10 novembre 2017

La Voce dei Monti
Castelfranco Veneto

Reynisfjall, il promontorio dei Puffin

Reynisfjall, non solo fatica

Per la maggior parte dei turisti che visitano l’Islanda Reynisfjall è la ripida salita e la successiva ripidissima discesa sulla Ring Road che conduce a Vík í Mýrdal. Ancor più per i ciclisti che generalmente affrontano questo ostacolo al termine o all’inizio della tappa.

Ma questo promontorio (fjall) che si perde tra i più famosi nomi Reynisfjara, Reynisdrangar, Reynisdalur…  (Reynis è il nome del primo insediamento norvegese nella zona) è un punto panoramico di grande bellezza che merita di essere visitato.

Il grande promontorio, alto fino a 300m costituisce la grande barriera che separa Vík í Mýrdal dalla famosa spiaggia di Reynisfjara.

Pulcinelle di mare sulla Reynisfjall

Come raggiungere la scogliera

Costituito prevalentemente da praterie erbose la sua salita richiede circa 45 min partendo direttamente da Vík. Prima di giungere all’abitato (provenienti da Reykjavik) si prende la stretta strada (chiusa al traffico) che risale ripida con alcuni tornanti il versante orientale del promontorio per circa 200m di dislivello.

Giunti nei pressi della sommità si incontra la strada proveniente dal versante opposto che prosegue sul crinale in discesa puntando direttamente alla scogliera.

Poco prima è possibile prendere un sentiero un po’ esposto, ma estremamente panoramico che si affaccia su Vík sempre in direzione della scogliera.

Reynisdrangar
Reynisdrangar

Dalla scogliera il panorama è superbo. Si possono vedere i celebri faraglioni Reynisdrangar, la cui leggenda riconduce a tre troll rientrati in ritardo dalla battuta di pesca. Colti dai raggi del sole vennero tramutati in pietra, come accade ai troll Islandesi.

Verso Nord si potrà ammirare il poderoso complesso del terribile Katla, uno dei vulcani più pericolosi al mondo. Mentre a Est e Ovest le sterminate spiagge nere di Reynisfjara e di Vík.

Mentre osserveremo il panorama verremo circondati da di gabbiani, più rara qalche pernice artica.  Ma è soprattutto al tramonto, che tanti piccoli uccellini neri con il becco colorato arrivano. Le tanto famose Pulcinelle di Mare, i Puffin.

Pernice Artica
Una pernice artica con ancora il piumaggio invernale

E in bicicletta

Per il ciclista la salità non è banale. I tornanti da Vík sono ripidi e con il fondo molto brutto e anche in discesa non è molto piacevole. È un percorso più da MTB che da cicloturismo. Molto megio per questa volta lasciar riposare la bici e il fondoschiena in favore di una bella scarpinata.

La zona della scogliera è molto esposta e l’erba arriva a strapiombo sulla parete rocciosa. Prestare la massima attenzione quando ci si avvicina.

Aurora Boreale a Reykjavik, dove vederla

l’Aurora Boreale a Reykjavik?

È l’ultimo giorno della nostra incredibile vacanza ilsandese. Abbiamo già riconsegnato l’auto, oppure abbiamo scelto un metodo più ecologico per girarla… la sera è prevista una buona intensità dell’Aurora, ma siamo in città! dove andare?

La luce è nemica dell’Aurora, ma non disperiamo, anche in piena città qualche posto lo si trova e potremmo non rimanere delusi. Vi propongo tre posti che conosco e che consiglio di visitare. Ovviamente non saranno gli unici! ma almeno una base di partenza c’è!

Grotta Lighthouse

Grotta Lighthouse
Grotta Lighthouse

È il posto d’aurora più conosciuto, posto nel comune di Seltjarnarnes (praticamente un quartiere di Reykjavik) è la punta estrema occidentale su cui sorge la città. Si trova abbastanza lontano dalle case e ha campo libero in una gran parte del cielo. Il faro in più da sempre un soggetto interessante per le foto.

Si trova a 5km Harpa concert hall il che vuol dire un’ora circa a piedi di passeggiata lungomare su pista pedonale e ciclabile. Lunghetta per un’eventuale aurora invernale, ma che può valerne la pena. Per alleviare il tragitto si può prendere il bus 11 che porta molto vicino. Purtroppo la sera termina abbastanza presto costringendo ad un possibile rientro a piedi.

Il posto è molto frequentato tanto che molti lamentano troppe luci di automobili in arrivo o altri frequentatori che hanno poco riguardo nell’accendere torce disturbando chi magari è intento nello scattare foto.

Attenzione anche che l’edificio del faro è raggiungibile solo con bassa marea e quindi è necessario informarsi per non rischiare di passare una lunga notte anche dopo l’apparizione dell’aurora.

Sun Voyager

Sun Voyager
Sun Voyager

Si tratta di una scultura in acciaio raffigurante una nave vichinga stilizzata. Si trova proprio nel mezzo della camminata lungomare a pochissima distanza dal centro.

Sicuramente non è il posto più buio dell’Islanda, anzi… Però se si è in preda alla disperazione può essere un valido soggetto per una foto un po’ artistica.

Anche in questo caso, ci sarà un po’ da lottare con altri turisti impegnati a scattarsi foto in tutte le posizioni ignorando che anche altri potrebbero avere qualche interesse fotografico.

Laugarnes

Aurora Boreale a Reykjavik
Aurora Boreale a Reykjavik

Alla parte opposta del faro di Grotta c’è un piccolo punto della costa che si allontana leggermente dalla città. Si trova molto vicino al Reykjavik Campsite e quindi raggiungibile anche velocemente in caso di “allarme Aurora”.

Non ci sono soggetti particolari. Ma abbastanza buio da permettere una buona visione e soprattutto è molto meno frequentato rispetto ai luoghi citati precedentemente.

 

Eldgjá, l’apocalisse in 30km

Eldgjá

Eldgjá, la fessura d’esplosione più grande del mondo

Con questo tono minaccioso viene generalmente introdotto questo luogo. Ai non vulcanologi può sembrare un qualcosa di apocalittico e credo che la realtà sia proprio questa! Tutto l’ambiente indica che in passato l’attività nella zona fu di proporzioni enormi.

Il canyon di Eldgjá
Il canyon di Eldgjá

Quello che rimane a noi è un lungo canyon percorso da un torrente dalle acque azzurre e le pareti ricoperte dal classico muschio verdissimo islandese.

L’accesso per Eldgjá avviene lungo la F208 che dalla costa Sud porta al Landmannalaugar. Si trova a poca distanza dal bivio per il Langisjor con cui è collegato da un recente trekking.

Il parcheggio si raggiunge con una breve deviazione dalla strada F208. Da qua parte il sentiero che costeggia il bel torrente. Lungo la strada sono visibili dei residuati di lava dal colore rossiccio derivati dall’ultima eruzione del 939. Questa eruzione, di notevole entità, provocò stravolgimenti nel clima mondiale con un’estate nettamente più fredda della norma.

Ófærufoss
Ófærufoss

Proseguendo per questo sentiero si giunge al luogo più interessante, la cascata Ófærufoss che con due salti porta una gran quantità di acqua nel canyon.

Fino al 1993 vi era un arco di lava che formava un ponte naturale, crollato purtroppo a causa di una piena del torrente.

Il percorso dal parcheggio alla cascata richiede 20-30 min. Non ha difficoltà particolare, ma non è percorribile in bicicletta. Per chi si trovasse a percorrere la F208 Eldgjá è sicuramente una tappa per riposarsi dai km di sterrato.

Con autobus di linea è raggiungibile con la reykjavik excursions (verificato fino all’estate 2018) che percorre la F208.

 

 

 

Kerlingarfjöll, vapore e ghiaccio.

Kerlingarfjöll, l’oasi del Kjölur

Al viandante affaticato che è in transito sulla F35 del Kjölur avrà la possibilità di rifocillarsi in questo notevole posto. Si tratta di un complesso montuoso composta prevalentemente da riolite di un bel colore arancione.

Il suo nome può essere tradotta come “La montagna della Strega” o “La strega pietrificata” la cui sommità non sarebbe altro che la stessa strega rimasta pietrificata dai raggi del sole al ritorno da una battuta di pesca (Nelle leggende i Troll islandesi fanno questa fine quando colpiti dai raggi solari).
Sempre la leggenda narra che il suo fantasma si aggiri ancora tormentato tra le sue valli.

Ma se non siamo stati presi dal panico e siamo decisi a fare la conoscenza con l’anziana troll allora dobbiamo metterci in viaggio sulla F35 fino a circa la metà, in piene Highlands.

Il bivio per il Kerlingarfjöll sulla F35
Il bivio sulla F35

Un evidente cartello indicherà la strada F347 che in 10 km condurrà al campsite. Per chi arrivasse in bicicletta si troverà dinnanzi il tratto più impegnativo con alcuni strappi che si sentono non poco. Fino a qualche anno fa era necessario un mezzo 4×4 di grosse dimensioni per via dei numerosi guadi, ma oggi con la costruzione di alcuni ponti rimane solo un facile passaggio che si presenta solo ad inizio stagione.
Essendo comunque una strada F sarà necessario in ogn caso l’uso di un veicolo 4×4.

dove dormire

Il campsite di Kerlingarfjöll
Il campsite di Kerlingarfjöll

Il campsite è ben organizzato. Si trova in una conca riparato dal vento con un bel prato dove piantare la tenda. Il campsite è inoltre dotato di cucina comune ad uso dei campeggiatori.

Per chi non volesse campeggiare sono disponibili dei bungalow e delle stanze in una nuova costruzione di colore nero (di dubbio gusto).

Nella struttura è anche presente un ristorante nell’edificio dove è presente la reception.

Hot Spring

Hot spring di Kerlingarfjöll
Hot spring

A circa 30 minuti di cammino si raggiunge una hot-spring devo dire non caldissima, ma posta in piacevole posizione sulla riva del torrente.

Per raggiungerla bisognerà seguire il sentiero che parte sulla destra del torrente (faccia a monte) che costeggia il filo del torrente (indicazioni).

Attenzione a non prendere il sentiero che segue il dosso della montagna perchè conduce all’area geotermale di cui parlerò tra poco.

Godersi il luogo con una bella camminata.

L’itinerario classico del Kerlingarfjöll e che richiede almeno una mezza giornata piena, parte dallo stesso punto del precedente (hot-spring) tenendosi sul dosso detritico che conduce ad un vastissimo altopiano desertico.

Indicazioni sul sentiero del Kerlingarfjöll
Indicazioni sul sentiero

Il percorso è segnato da paletti, ma visto il terreno, non è sempre facilmente visibile e quindi è cosigliato percorrerlo solo con buone condizioni di visibilità.

Questo sentiero si percorre in circa 1h quando di comincia a vedere i primi vapori geotermali. Da qua a poco si accede alla vasta area composta da valli di riolite arancione, torrenti dall’acqua trasparente e continue emissioni di vapori dal terreno. Il sentiero è ben attrezzato e dalla recente dichiarazione della zona come “area protetta” è in corso una risistemazione con passerelle di legno nei tratti dove il terreno è più fragile.

il Langjökull in distanza visto dal Kerlingarfjöll
il Langjökull in distanza

Circondato da un piccolo ghiacciaio adagiato sulla roccia rossa, dai punti più elevati possono essere visibili i tre maggiori ghiacciai d’islanda;  Vatnajökull, Langjökull e Hofsjökull

Giunti nella valle è possibile fare un largo anello e rientrare dalla stessa strada, oppure arrivare al parcheggio più alto raggiungibile con i fuoristrada e rientrare per la strada sterrata (circa 5km).

Ovviamente è possibile iniziare e terminare il percorso partendo da quest’ultimo parcheggio accorciando un po’ la camminata.

Raggiungere Kerlingarfjöll è possibile anche in bus di linea, così come in bicicletta è un’esperienza davvero bella. Ovviamente è facilmente raggiungibile anche con un più tradizionale mezzo 4×4.

per maggiori informazioni rimando alla pagina sulla F35

Arnarstapi, quattro case e tante sorprese

Arnarstapi, non solo un villaggio

Giunti all’estrema punta della penisola di Snaefellnes, sul versante Sud della montagna troveremo un piccolo villaggio in riva al mare. Più che un villaggio sono case sparse che prendono il nome di due località, Arnastapi e Hellnar.

Di per se le due località non hanno, a livello di manufatti, interessi particolari se non qualche casa in posizione “foto” e un piccolo porto. Ma quello che colpirà è cosa la lava antica ha creato andando a scontrarsi con le gelide acque dell’oceano.

Il percorso ideale e che consiglio parte dal porto di Arnarstapi per muoversi verso Ovest in direzione di Hellnes e si sviluppa su una stradina pedonale per la prima parte e un sentiero nella lava successivamente.

Dal porto si imbocca la stradina verso Sud che si snoda nei pressi di alcune antiche case molto suggestive per poi allontanarsi verso la costa.

Qualche minuto di cammino e sulla destra si noterà una depressione nel terreno, poco appariscente, che una volta raggiunta appare come un grosso buco nel terreno profondo 10-15m con il mare nel fondo e un bellissimo arco roccioso a collegarlo con il mare aperto. Pochi metri più avanti se ne vedrà un secondo simile.
Per entrambi è possibile camminare sull’arco, ma va fatta estrema attenzione per via delle rocce umide o innevate/ghiacciate dell’inverno. Avvicinatevi solo quel tanto che basta per una foto senza, come dice sempre mia mamma, “andare nei pericoli!”

Un po’ più avanti sulla costa, continuando a fotografatre tutte le forme che la lava soledificata ha creato nel mare, si giunge al luogo più famoso, Gatklettur, una coppia di archi di lava posti in balia delle onde lungo la costa che si possono ammirare da una comoda piattaforma.

Ancora oltre si giunge ad una piccola spiaggia visibile dalla scogliera, di sabbia nerissima sovrastata da una parete di basalto.

A questo punto potete decidere, se avete fretta o per altri motivi è possibile rientrare verso la via principale puntando all’evidente ometto di pietre chiamato Bárðar e successivamente rientrando al porto.

Ma, se possibile, merita senza dubbio proseguire sulla costa con un persorso che rapidamente diventa un sentiero tra i cumuli di lava e che regala pittoresche formazioni dovute al contrasto tra la vasta colata di lava ed il mare.

Così tra pinacoli, gole e archi si arriva a Hellnar dove ha termine il percorso.

Prevedere circa 1h per tutto il percorso (foto escluse) che ovviamente va quasi raddoppiato per il ritorno!

 

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Langisjór, una perla quasi sconosciuta

Langisjór visto dal Sveinstindur

Langisjór è forse il luogo che più ho amato in Islanda. Fuori dalle normali rotte turistiche mi ha regalato la visione più emozionante di questa terra. Il cielo più buio che abbia mai visto, i contrasti più assurdi  e la solitudine dei grandi spazi.

Cos’è il Langisjór?

Si tratta di un lago lungo circa 20km il cui immissario è direttamente il gigante di ghiaccio del Vatnajökull incastonato da lunghi cordoni di montagne modellate da eruzioni ed agenti atmosferici. La totale mancanza di vegetazione ridotta solo ai tipici licheni islandesi conferiscono al luogo un aspetto quasi alieno.

Sveinstindur

Sveinstindur
Salendo al Sveinstindur

Ma per godere al massimo di questa meraviglia bisogna salire la vetta del Sveinstindur.

La cima è posta al capo occidentale del lago e la sua salita è abbastanza semplice richiedendo meno di 1h di sentiero marcato da paletti gialli.

Dalla sua vetta, posta a 1093 m il panorama è immenso in ogni direzione. A perdita d’occhio si possono ammirare fiumi, vulcani e distese di lava. Ma il colpo d’occhio più bello in assoluto è verso il lago con le sue acque blu intense che fanno da contrasto con le montagne nere parzialmente ricoperte dal muschio di un verde/giallo vivo.
La mattina e la sera, con la luce radente, lo scenario che si gode è uno dei più belli dell’Islanda.

Come arrivare

Langisjór
Sulla f235 del Langisjór

Parto sempre con la mia cara bicicletta, l’arrivo in questo luogo non è semplicissimo. È lungo e a tratti piuttosto impegnativo.

Sono partito da Sud, percorrendo la f208 proveniente da Kirkjubæjarklaustur, si tratta di circa 100km di pedalata di cui 80 su strada setrrata.

Anche in pieno deserto…Dal bivio f235/f208 rimangono 35km nel fondo della vallata, non ci sono più grandi dislivelli e il fondo è inizialmente bello solido. Nell’ultima parte ci sono dei tratti sabbiosi che possono dare qualche problema (anche con un piccolo 4×4).

Al Langisjór è presente un rifugio e un campsite minimale composto da uno spiazzo e un rifugio (informarsi sull’apertura). Poco prima (circa 2km) è presente una costruzione del guardiaparco dotata di servizi e acqua potabile. Appena fuori è presente un curioso lavandino piazzato nel bel mezzo del deserto vulcanico.

Vista la distanza dai centri abitati o da strade di passaggio è bene recarsi al Langisjór solo con previsioni ottimali. Lungo la strada il campo telefonico è presente, ma in maniera molto incostante.

Aurora Boreale, Via Lattea e una semplice strada.

Ancora un po’ di Islanda…

o Guarda la photo gallery…

A Spiral Aurora over Iceland

A Spiral Aurora over Iceland

A dire il vero questo nome non è farina del mio sacco, ma attribuito da altri ben più illustri personaggi.

La foto si rifà al 27 agosto 2015 al mio terzo viaggio in Islanda e precisamente dal paese di Selfoss nel Sud dell’isola.

Due giorni prima accadde che il Sole, ormai al termine del massimo del suo ciclo, generò un flare proprio indirizzato verso la Terra.

Ci vollero 48 ore perchè la massa di plasma carico di energia entrò in collisione con il campo magnetico terrestre, ma alle 22.30 si scatenò quello che fu il più bel spettacolo di aurora che abbia mai visto.

L’intensità raggiunse il K8+ G4, una dele maggiori intensità degli ultimi anni e quella zona fu una delle poche in europa ad essere sgombera dalle nubi.

Questa foto fu poi menzionata dalla NASA e Michigan Technological University (MTU) come APOD – Astronomical Picture of The Day – A Spiral Aurora over Iceland

Successivamente venne selezionata dall’ESA come Space Image of the Week

Canon 5D MarkII
Canon 15mm f2,8 FishEye (orizzonte raddrizzato in post)
1600ISO
3 sec.

I colori dell’Aurora

Il perchè dei tanti colori dell’Aurora Boreale

La colorazione dell’Aurora è sempre fonte di discussioni. C’è chi la vede bianca, chi verde, chi rossa… Ma perchè è così complicato e che colori ha realmente?

Va detto innanzitutto che i colori delle foto sono sempre più “vivi” rispetto al reale (come accade in molti campi) e quindi è più facile fare distinzioni.
Nella realtà, salvo episodi intensi, essendo una luminescenza non fortissima, la percezione dei colori è soggetta alla sensibilità personale di ogni occhio.

Generalmente siamo più in grado di catturare le tonalità di verde ed in fatti è il colore che principalmente andremo ad associare a qesto fenomeno. Ma a seconda principalmente della quota potremmo trovare anche colori quali rosso, rosa, giallo e blu Potenzialmente qualunque colore. E vediamo il Perchè!

Differenze di colorazione dell’Aurora Boreale in base agli strati dell’atmosfera (Kiruna, Svezia)

Tutto dipende dalla quota in cui ci troviamo che corrisponde ad una differente dei composizione della nostra atmosfera.

Il principio di formazione dell’Aurora deriva da una particolarità dei gas che in presenza di correnti elettriche si “eccitano” emettendo luce. Questo fenomeno è quotidianamente visibile nelle lampadine al Neon che contengono appunto questo tipo di gas. Nell’aurora i gas sono differenti e il risultato sarà differente.

Quota classica di formazione

La quota tipica di formazione dell’Aurora Boreale è di circa 100-200Km, in questa fascia l’atmosfera è composta da Ossigeno in forma molecolare (O2) e Azoto (N).

Questi due gas eccitandosi daranno colorazioni diverse. Verde in presenza di O2  e blu in presenza di Azoto.
Tipicamente l’emissione dell’ossigeno è la prevalente e prevalente sarà la colorazione verde.

Alte quote

Se l’intensità è abbastanza elevata, il fenomeno avverrà anche a quote superiori; dai 200Km ai 400Km. In questa fascia coinvolto sarà sempre l’Ossigeno, ma questa volta nella sua forma atomica (O) che tipicamente emette una luce rossa/viola.
Oltre ad essere più rara questa fascia, trovandosi a quote maggiori diventa più difficile la visione rispetto al verde.

Nelle fasce più basse

Sempre in caso di forte attività e soprattutto quando è causata da vento solare di forte intensità, l’energia riesce a scendere fino a quote al di sotto dei 100Km. A questa quota incontriamo l’ossido di Azoto (NO2) che eccitandosi emette una luce color rosa porpora. Data la quota molto bassa la colorazione sarà molto visibile e suggestiva. Inoltre, a causa della difficoltà del mantenere l’emissione luminosa, questa colorazione apparirà estremamente rapida nei movimenti aumentando il piacere della visione.

Aurora Abisko
Aurora nel Parco nazionale d’Abisko, si nota la fascia più bassa dell’ ossido di Azoto con la classica colorazione rosata.

Più raramente se negli strati superiori ancora è presente un residuo di illuminazione solare. Sarà possibile assistere ad una tendenza ad un blu/azzurro, mentre in caso di eventi molto intensi, soprattutto la parte bassa può assumere un colore bianco dovuto alla presenza contemporanea di tutti gli stati sopra citati.

Con la Luna o senza la Luna

La Luna esercita un forte impatto. La sua illuminazione attenua abbastanza la luminescenza dell’aurora soprattutto nei suoi strati più alti. In presenza di aurore non particolarmente intense rimarrà visibile soprattutto la zona dell’Ossigeno molecolare. Quindi una colorazione verde che spesso può venir scambiata con il bianco.
In ogni caso, con la Luna o senza, lo spettacolo sarà sempre assicurato.