Aurora Boreale a Reykjavik, dove vederla

l’Aurora Boreale a Reykjavik?

È l’ultimo giorno della nostra incredibile vacanza ilsandese. Abbiamo già riconsegnato l’auto, oppure abbiamo scelto un metodo più ecologico per girarla… la sera è prevista una buona intensità dell’Aurora, ma siamo in città! dove andare?

La luce è nemica dell’Aurora, ma non disperiamo, anche in piena città qualche posto lo si trova e potremmo non rimanere delusi. Vi propongo tre posti che conosco e che consiglio di visitare. Ovviamente non saranno gli unici! ma almeno una base di partenza c’è!

Grotta Lighthouse

Grotta Lighthouse
Grotta Lighthouse

È il posto d’aurora più conosciuto, posto nel comune di Seltjarnarnes (praticamente un quartiere di Reykjavik) è la punta estrema occidentale su cui sorge la città. Si trova abbastanza lontano dalle case e ha campo libero in una gran parte del cielo. Il faro in più da sempre un soggetto interessante per le foto.

Si trova a 5km Harpa concert hall il che vuol dire un’ora circa a piedi di passeggiata lungomare su pista pedonale e ciclabile. Lunghetta per un’eventuale aurora invernale, ma che può valerne la pena. Per alleviare il tragitto si può prendere il bus 11 che porta molto vicino. Purtroppo la sera termina abbastanza presto costringendo ad un possibile rientro a piedi.

Il posto è molto frequentato tanto che molti lamentano troppe luci di automobili in arrivo o altri frequentatori che hanno poco riguardo nell’accendere torce disturbando chi magari è intento nello scattare foto.

Attenzione anche che l’edificio del faro è raggiungibile solo con bassa marea e quindi è necessario informarsi per non rischiare di passare una lunga notte anche dopo l’apparizione dell’aurora.

Sun Voyager

Sun Voyager
Sun Voyager

Si tratta di una scultura in acciaio raffigurante una nave vichinga stilizzata. Si trova proprio nel mezzo della camminata lungomare a pochissima distanza dal centro.

Sicuramente non è il posto più buio dell’Islanda, anzi… Però se si è in preda alla disperazione può essere un valido soggetto per una foto un po’ artistica.

Anche in questo caso, ci sarà un po’ da lottare con altri turisti impegnati a scattarsi foto in tutte le posizioni ignorando che anche altri potrebbero avere qualche interesse fotografico.

Laugarnes

Aurora Boreale a Reykjavik
Aurora Boreale a Reykjavik

Alla parte opposta del faro di Grotta c’è un piccolo punto della costa che si allontana leggermente dalla città. Si trova molto vicino al Reykjavik Campsite e quindi raggiungibile anche velocemente in caso di “allarme Aurora”.

Non ci sono soggetti particolari. Ma abbastanza buio da permettere una buona visione e soprattutto è molto meno frequentato rispetto ai luoghi citati precedentemente.

 

Eldgjá, l’apocalisse in 30km

Eldgjá, la fessura d’esplosione più grande del mondo

Con questo tono minaccioso viene generalmente introdotto questo luogo. Ai non vulcanologi può sembrare un qualcosa di apocalittico e credo che la realtà sia proprio questa! Tutto l’ambiente indica che in passato l’attività nella zona fu di proporzioni enormi.

Il canyon di Eldgjá
Il canyon di Eldgjá

Quello che rimane a noi è un lungo canyon percorso da un torrente dalle acque azzurre e le pareti ricoperte dal classico muschio verdissimo islandese.

L’accesso per Eldgjá avviene lungo la F208 che dalla costa Sud porta al Landmannalaugar. Si trova a poca distanza dal bivio per il Langisjor con cui è collegato da un recente trekking.

Il parcheggio si raggiunge con una breve deviazione dalla strada F208. Da qua parte il sentiero che costeggia il bel torrente. Lungo la strada sono visibili dei residuati di lava dal colore rossiccio derivati dall’ultima eruzione del 939. Questa eruzione, di notevole entità, provocò stravolgimenti nel clima mondiale con un’estate nettamente più fredda della norma.

Ófærufoss
Ófærufoss

Proseguendo per questo sentiero si giunge al luogo più interessante, la cascata Ófærufoss che con due salti porta una gran quantità di acqua nel canyon.

Fino al 1993 vi era un arco di lava che formava un ponte naturale, crollato purtroppo a causa di una piena del torrente.

Il percorso dal parcheggio alla cascata richiede 20-30 min. Non ha difficoltà particolare, ma non è percorribile in bicicletta. Per chi si trovasse a percorrere la F208 Eldgjá è sicuramente una tappa per riposarsi dai km di sterrato.

Con autobus di linea è raggiungibile con la reykjavik excursions (verificato fino all’estate 2018) che percorre la F208.

 

 

 

Kerlingarfjöll, vapore e ghiaccio.

Kerlingarfjöll, l’oasi del Kjölur

Al viandante affaticato che è in transito sulla F35 del Kjölur avrà la possibilità di rifocillarsi in questo notevole posto. Si tratta di un complesso montuoso composta prevalentemente da riolite di un bel colore arancione.

Il suo nome può essere tradotta come “La montagna della Strega” o “La strega pietrificata” la cui sommità non sarebbe altro che la stessa strega rimasta pietrificata dai raggi del sole al ritorno da una battuta di pesca (Nelle leggende i Troll islandesi fanno questa fine quando colpiti dai raggi solari).
Sempre la leggenda narra che il suo fantasma si aggiri ancora tormentato tra le sue valli.

Ma se non siamo stati presi dal panico e siamo decisi a fare la conoscenza con l’anziana troll allora dobbiamo metterci in viaggio sulla F35 fino a circa la metà, in piene Highlands.

Il bivio per il Kerlingarfjöll sulla F35
Il bivio sulla F35

Un evidente cartello indicherà la strada F347 che in 10 km condurrà al campsite. Per chi arrivasse in bicicletta si troverà dinnanzi il tratto più impegnativo con alcuni strappi che si sentono non poco. Fino a qualche anno fa era necessario un mezzo 4×4 di grosse dimensioni per via dei numerosi guadi, ma oggi con la costruzione di alcuni ponti rimane solo un facile passaggio che si presenta solo ad inizio stagione.
Essendo comunque una strada F sarà necessario in ogn caso l’uso di un veicolo 4×4.

dove dormire

Il campsite di Kerlingarfjöll
Il campsite di Kerlingarfjöll

Il campsite è ben organizzato. Si trova in una conca riparato dal vento con un bel prato dove piantare la tenda. Il campsite è inoltre dotato di cucina comune ad uso dei campeggiatori.

Per chi non volesse campeggiare sono disponibili dei bungalow e delle stanze in una nuova costruzione di colore nero (di dubbio gusto).

Nella struttura è anche presente un ristorante nell’edificio dove è presente la reception.

Hot Spring

Hot spring di Kerlingarfjöll
Hot spring

A circa 30 minuti di cammino si raggiunge una hot-spring devo dire non caldissima, ma posta in piacevole posizione sulla riva del torrente.

Per raggiungerla bisognerà seguire il sentiero che parte sulla destra del torrente (faccia a monte) che costeggia il filo del torrente (indicazioni).

Attenzione a non prendere il sentiero che segue il dosso della montagna perchè conduce all’area geotermale di cui parlerò tra poco.

Godersi il luogo con una bella camminata.

L’itinerario classico del Kerlingarfjöll e che richiede almeno una mezza giornata piena, parte dallo stesso punto del precedente (hot-spring) tenendosi sul dosso detritico che conduce ad un vastissimo altopiano desertico.

Indicazioni sul sentiero del Kerlingarfjöll
Indicazioni sul sentiero

Il percorso è segnato da paletti, ma visto il terreno, non è sempre facilmente visibile e quindi è cosigliato percorrerlo solo con buone condizioni di visibilità.

Questo sentiero si percorre in circa 1h quando di comincia a vedere i primi vapori geotermali. Da qua a poco si accede alla vasta area composta da valli di riolite arancione, torrenti dall’acqua trasparente e continue emissioni di vapori dal terreno. Il sentiero è ben attrezzato e dalla recente dichiarazione della zona come “area protetta” è in corso una risistemazione con passerelle di legno nei tratti dove il terreno è più fragile.

il Langjökull in distanza visto dal Kerlingarfjöll
il Langjökull in distanza

Circondato da un piccolo ghiacciaio adagiato sulla roccia rossa, dai punti più elevati possono essere visibili i tre maggiori ghiacciai d’islanda;  Vatnajökull, Langjökull e Hofsjökull

Giunti nella valle è possibile fare un largo anello e rientrare dalla stessa strada, oppure arrivare al parcheggio più alto raggiungibile con i fuoristrada e rientrare per la strada sterrata (circa 5km).

Ovviamente è possibile iniziare e terminare il percorso partendo da quest’ultimo parcheggio accorciando un po’ la camminata.

Raggiungere Kerlingarfjöll è possibile anche in bus di linea, così come in bicicletta è un’esperienza davvero bella. Ovviamente è facilmente raggiungibile anche con un più tradizionale mezzo 4×4.

per maggiori informazioni rimando alla pagina sulla F35

Arnarstapi, quattro case e tante sorprese

Arnarstapi, non solo un villaggio

Giunti all’estrema punta della penisola di Snaefellnes, sul versante Sud della montagna troveremo un piccolo villaggio in riva al mare. Più che un villaggio sono case sparse che prendono il nome di due località, Arnastapi e Hellnar.

Di per se le due località non hanno, a livello di manufatti, interessi particolari se non qualche casa in posizione “foto” e un piccolo porto. Ma quello che colpirà è cosa la lava antica ha creato andando a scontrarsi con le gelide acque dell’oceano.

Il percorso ideale e che consiglio parte dal porto di Arnarstapi per muoversi verso Ovest in direzione di Hellnes e si sviluppa su una stradina pedonale per la prima parte e un sentiero nella lava successivamente.

Dal porto si imbocca la stradina verso Sud che si snoda nei pressi di alcune antiche case molto suggestive per poi allontanarsi verso la costa.

Qualche minuto di cammino e sulla destra si noterà una depressione nel terreno, poco appariscente, che una volta raggiunta appare come un grosso buco nel terreno profondo 10-15m con il mare nel fondo e un bellissimo arco roccioso a collegarlo con il mare aperto. Pochi metri più avanti se ne vedrà un secondo simile.
Per entrambi è possibile camminare sull’arco, ma va fatta estrema attenzione per via delle rocce umide o innevate/ghiacciate dell’inverno. Avvicinatevi solo quel tanto che basta per una foto senza, come dice sempre mia mamma, “andare nei pericoli!”

Un po’ più avanti sulla costa, continuando a fotografatre tutte le forme che la lava soledificata ha creato nel mare, si giunge al luogo più famoso, Gatklettur, una coppia di archi di lava posti in balia delle onde lungo la costa che si possono ammirare da una comoda piattaforma.

Ancora oltre si giunge ad una piccola spiaggia visibile dalla scogliera, di sabbia nerissima sovrastata da una parete di basalto.

A questo punto potete decidere, se avete fretta o per altri motivi è possibile rientrare verso la via principale puntando all’evidente ometto di pietre chiamato Bárðar e successivamente rientrando al porto.

Ma, se possibile, merita senza dubbio proseguire sulla costa con un persorso che rapidamente diventa un sentiero tra i cumuli di lava e che regala pittoresche formazioni dovute al contrasto tra la vasta colata di lava ed il mare.

Così tra pinacoli, gole e archi si arriva a Hellnar dove ha termine il percorso.

Prevedere circa 1h per tutto il percorso (foto escluse) che ovviamente va quasi raddoppiato per il ritorno!

 

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Langisjór, una perla quasi sconosciuta

Langisjór è forse il luogo che più ho amato in Islanda, fuori dalle normali rotte turistiche mi ha regalato la visione più emozionante di questa terra, il cielo più buio che abbia mai visto e i contrasti più assurdi che si possano immaginare.

Cos’è il Langisjór?

Si tratta di un lago lungo circa 20km il cui immissario è direttamente il gigante di ghiaccio del Vatnajökull e incastonato da lunghi cordoni di montagne modellate da eruzioni ed agenti atmosferici che, unite alla totale mancanza di vegetazione e dai classici licheni islandesi conferiscono al luogo un aspetto alieno.

Sveinstindur

Sveinstindur
Salendo al Sveinstindur

Ma per godere al massimo di questa meraviglia bisogna salire la vetta del Sveinstindur. La cima è posta al capo occidentale del lago e .

La sua salita è abbastanza semplice e si può completare in meno di 1h percorrendo un sentiero marcato da paletti gialli.

Dalla sua vetta, posta a 1093 m il panorama è immenso in ogni direzione ci si rende condo dell’ampiezza sterminata dei deserti islandesi. In ogni direzione a perdita d’occhio si possono ammirare fiumi, vulcani e distese di lava. Ma il colpo d’occhio più bello in assoluto è verso il lago con le sue acque blu intense che fanno da contrasto con le montagne nere parzialmente ricoperte dal muschio di un verde/giallo vivo.

Soprattutto la mattina e la sera lo scenario che si può godere è uno dei più belli dell’Islanda.

Come arrivare

Langisjór
Sulla f235 del Langisjór

Parto sempre con la mia cara bicicletta, l’arrivo in questo luogo non è semplicissimo, è lungo e a tratti piuttosto impegnativo.

Sono partito da Sud, percorrendo la f208 proveniente da Kirkjubæjarklaustur, si tratta di circa 100km di pedalata di cui 80 su strada setrrata.

Le difficoltà maggiori si incontrano nel tratto da Hólaskjól (dove è possibile pernottare) al bivio con la f235 del Langisjór. Si incontrano alcuni guadi, non particolarmente impegnativi, ma soprattutto alcune salita con pendenze maggiori del 20% e un fondo abbastanza sconnesso.

Con il senno di poi consiglierei l’arrivo da Ovest, con la f235 proveniente dal Landmannalaugar, più lontana dai centri abitati, ma più agevole.

In caso di necessità è anche possibile prendere il pullman di linea della Reykjavik Excursions che percorre la f208. Purtroppo i prezzi e soprattutto il sovrapprezzo per la bicicletta non sono bassi.

Anche in pieno deserto…

Dal bivio f235/f208 rimangono 35km nel fondo della vallata, non ci sono più grandi dislivelli e il fondo è inizialmente bello solido. Nell’ultima parte ci sono dei tratti sabbiosi che possono dare qualche problema (anche con un piccolo 4×4).

Al Langisjór è presente un rifugio e un campsite minimale composto da uno spiazzo e un rifugio (informarsi sull’apertura). Poco prima (circa 2km) è presente una costruzione del guardiaparco dotata di servizi e acqua potabile. Appena fuori è presente un curioso lavandino piazzato nel bel mezzo del deserto vulcanico.

Vista la distanza dai centri abitati o da strade di passaggio è bene recarsi al Langisjór solo con previsioni ottimali. Lungo la strada il campo telefonico è presente, ma in maniera molto incostante.

Aurora Boreale, Via Lattea e una semplice strada.

Ancora un po’ di Islanda…

o Guarda la photo gallery…

A Spiral Aurora over Iceland

A Spiral Aurora over Iceland

A dire il vero questo nome non è farina del mio sacco, ma attribuito da altri ben più illustri personaggi.

La foto si rifà al 27 agosto 2015 al mio terzo viaggio in Islanda e precisamente dal paese di Selfoss nel Sud dell’isola.

Due giorni prima accadde che il Sole, ormai al termine del massimo del suo ciclo, generò un flare proprio indirizzato verso la Terra.

Ci vollero 48 ore perchè la massa di plasma carico di energia entrò in collisione con il campo magnetico terrestre, ma alle 22.30 si scatenò quello che fu il più bel spettacolo di aurora che abbia mai visto.

L’intensità raggiunse il K8+ G4, una dele maggiori intensità degli ultimi anni e quella zona fu una delle poche in europa ad essere sgombera dalle nubi.

Questa foto fu poi menzionata dalla NASA e Michigan Technological University (MTU) come APOD – Astronomical Picture of The Day – A Spiral Aurora over Iceland

Successivamente venne selezionata dall’ESA come Space Image of the Week

Canon 5D MarkII
Canon 15mm f2,8 FishEye (orizzonte raddrizzato in post)
1600ISO
3 sec.

I colori dell’Aurora

Il perchè dei tanti colori dell’Aurora Boreale

La colorazione dell’Aurora è sempre fonte di discussioni. C’è chi la vede bianca, chi verde, chi rossa… Ma perchè è così complicato e che colori ha realmente?

Va detto innanzitutto che i colori delle foto sono sempre più “vivi” rispetto al reale (come accade in molti campi) e quindi è più facile fare distinzioni.
Nella realtà, salvo episodi intensi, essendo una luminescenza non fortissima, la percezione dei colori è soggetta alla sensibilità personale di ogni occhio.

Generalmente siamo più in grado di catturare le tonalità di verde ed in fatti è il colore che principalmente andremo ad associare a qesto fenomeno. Ma a seconda principalmente della quota potremmo trovare anche colori quali rosso, rosa, giallo e blu Potenzialmente qualunque colore. E vediamo il Perchè!

Differenze di colorazione dell’Aurora Boreale in base agli strati dell’atmosfera (Kiruna, Svezia)

Tutto dipende dalla quota in cui ci troviamo che corrisponde ad una differente dei composizione della nostra atmosfera.

Il principio di formazione dell’Aurora deriva da una particolarità dei gas che in presenza di correnti elettriche si “eccitano” emettendo luce. Questo fenomeno è quotidianamente visibile nelle lampadine al Neon che contengono appunto questo tipo di gas. Nell’aurora i gas sono differenti e il risultato sarà differente.

Quota classica di formazione

La quota tipica di formazione dell’Aurora Boreale è di circa 100-200Km, in questa fascia l’atmosfera è composta da Ossigeno in forma molecolare (O2) e Azoto (N).

Questi due gas eccitandosi daranno colorazioni diverse. Verde in presenza di O2  e blu in presenza di Azoto.
Tipicamente l’emissione dell’ossigeno è la prevalente e prevalente sarà la colorazione verde.

Alte quote

Se l’intensità è abbastanza elevata, il fenomeno avverrà anche a quote superiori; dai 200Km ai 400Km. In questa fascia coinvolto sarà sempre l’Ossigeno, ma questa volta nella sua forma atomica (O) che tipicamente emette una luce rossa/viola.
Oltre ad essere più rara questa fascia, trovandosi a quote maggiori diventa più difficile la visione rispetto al verde.

Nelle fasce più basse

Sempre in caso di forte attività e soprattutto quando è causata da vento solare di forte intensità, l’energia riesce a scendere fino a quote al di sotto dei 100Km. A questa quota incontriamo l’ossido di Azoto (NO2) che eccitandosi emette una luce color rosa porpora. Data la quota molto bassa la colorazione sarà molto visibile e suggestiva. Inoltre, a causa della difficoltà del mantenere l’emissione luminosa, questa colorazione apparirà estremamente rapida nei movimenti aumentando il piacere della visione.

Aurora Abisko
Aurora nel Parco nazionale d’Abisko, si nota la fascia più bassa dell’ ossido di Azoto con la classica colorazione rosata.

Più raramente se negli strati superiori ancora è presente un residuo di illuminazione solare. Sarà possibile assistere ad una tendenza ad un blu/azzurro, mentre in caso di eventi molto intensi, soprattutto la parte bassa può assumere un colore bianco dovuto alla presenza contemporanea di tutti gli stati sopra citati.

Con la Luna o senza la Luna

La Luna esercita un forte impatto. La sua illuminazione attenua abbastanza la luminescenza dell’aurora soprattutto nei suoi strati più alti. In presenza di aurore non particolarmente intense rimarrà visibile soprattutto la zona dell’Ossigeno molecolare. Quindi una colorazione verde che spesso può venir scambiata con il bianco.
In ogni caso, con la Luna o senza, lo spettacolo sarà sempre assicurato.

Landmannalaugar, ilparadiso dei colori

Landmannalaugar hike map
Mappa dei trekking nell’area del Landmannalaugar

Probabilmente è la zona più famosa delle Hihlands. Posta a Sud, alle spalle del vulcano Katla. È un gruppo montuoso formato prevalemtemente da riolite di colore rossastro/arancio, ma che sovente assume colorazioni azzurre, verdi, gialle dando a questa zona l’inconfondibile aspetto multicolore.

Al Landmannalaugar si trova un campsite ai margini di una colata lavica del 1700. Alla sua base una bellissima sorgente geotermale dove riposarsi dopo una delle innumerevoli escursioni sulle cime circostanti. (Nota: a fine 2018 l’accesso alla fonte geotermale è stata chiusa per motivi igienici).

Come raggiungere il Landmannalaugar

Si raggiunge da Ovest tramite la F26 e F208, oppure da Sud sempre tramite la F208 con un percorso assai più impegnativo dall’abitato di Kirkjubæjarklaustur. Leggi…

Da fare e vedere

La zona è molto famosa per i vari trekking, il più celebre è il Laugarvegur che si snoda per 55km nelle bellissime montagne vulcaniche fino a Þórsmörk a cui si può volendo abbinare il Fimmvörðuháls lungo 25km per giungere fino a Skogar ed in fine al mare. Non posso dare informazioni precise sull’itinerario in quanto ancora non ho avuto la fortuna di percirrerlo, spero di rimediare al più presto.

Bláhnúkur
Il magnifico panorama dalla vetta de Bláhnúkur

Numerosi sono anche i percorsi che impegnano un singolo giorno, il più famoso dei quali è la salita al Bláhnúkur che non offre particolari difficoltà, ma permette di godere al massimo della maestosità del paesaggio.
La sua salita si sviluppa su un sentiero prevalentemente sabbioso, a tratti, soprattutto nella discesa un po’ esposto e, in caso di pioggia, scivoloso.
Come qualunque percorso escursionistico è sempre consigliato affrontarlo con l’equipaggiamento adeguato e solo se certi delle proprie capacità.

Un giro più breve (nr 1), ma comunque di soddisfazione si snoda lungo la parte finale della colata lavica fino a raggiungere una zona di fumarole; il percorso è facile e permette di camminare agevolmente nell’intricata distesa di torrioni di lava.

Il percorso tra i blocchi di lava

Sono presenti altri itinerari di varia lunghezza. Ma non posso fornire informazioni di prima mano rimanandanto quindi le richieste al centro visitatori presente in loco.

Al Landmannalaugar è presente un campsite di grandi dimensioni, un piccolo spaccio per le emergenze (un po’ caro…). Purtroppo non esiste una sala comune, ma solo dei paravento in legno dove cucinare.

Isole Faroe, il giorno dell’Eclissi di Sole

Le Isole Faroe sono un piccolo arcipelago nel bel mezzo dell’Oceano Atlantico che merita senza dubbio una visita (e che ho già descritto qua).

Il mio primo viaggio è stato nel 2015, in particolare a ridosso dell’equinozio e ancor più in particolare per l’evento dell’Eclissi di Sole che, solo le Faroe e nelle Svalbard erano nella fascia della totalità.

Inizio dell’eclissi… poche speranze…

Così armato di tenda, attrezzatura fotografica e tanti vestiti impermeabili partii…

Arrivai tre giorni prima, per avere il tempo di dare un occhiata a questi luoghi che mi avevano attirato da tempo. Inutile dire che mantennero le aspettative, sia per la bellezza e sia per il meteo che non mi diede tregua per la grande maggioranza del tempo.

Il grande giorno

Ma veniamo al giorno dell’Eclissi… La mattina alle 4 i meteorologi locali con un sintetico comunicato gettarono la spugna emanando un semplice “si salvi chi può” non avendo elementi sufficientemente indicativi per consigliare una zona piùttosto che un’altra. Ed effettivamente era difficile dargli torto visto che, come i giorni precedenti, pioveva a dirotto.

L’unico consiglio fu, “statisticamente a Sud il clima è più secco”. Peccato che il “Sud” è un’isola non collegata se non con un unico traghetto e quindi tutta la popolazione residente e temporanea delle faroe si riversò al Porto di Tórshavn. Io arrivai li con largo anticipo e ovviamente pioveva a dirotto con nuvoloni neri che proprio non davano nulla di speranze. Mancava un’ora all’inizio dell’eclissi e circa 2 alla fase di totalità.

In quei giorni avevo fatto amicizia con uno svizzero un canadese e un giapponese tutti appassionati di fotografia e tutti, me compreso, un po’ strambi.

Da buon milanese non so stare fermo! e l’attesa di poter salire sul traghetto e l’incertezza (anzi, la totale certezza) del mal-meteo mi rendeva simile ad una mosca che cerca di uscire da una finestra chiusa.

A questo punto pensai ad una cosa banale, ma a cui non avevo pensato. Se il maltempo arriva da Nord, se voglio sperare nel miglioramento devo andargli in contro, quindi verso Nord!! Io vado dissi! Andando verso la fermata del bus per l’isola di Vagar.

Non so se per fiducia o semplicemente per disperazione, il trio di compagni di viaggio mi seguì.

Arrivammo a Vagar, ovviamente sotto un diluvio di acqua e vento e iniziammo ad incamminarci senza troppe convinzioni sempre in direzione Nord. Ci fermammo ad uno spiazzo verso la fine della strada dove stazionava, coperto da teloni impermeabili, un gruppo di astrofili attrezzati di tutto punto anche loro abbastanza abbattuti.

Inizio dell’Eclissi

Proseguire non aveva più senso e così ci fermammo. Tutti tranne il giapponese che, preso dallo sconforto, accettò un passaggio da un locale fino al paese facendo perdere le sue tracce.

Una voce del capogruppo scandii ad un certo punto l’inizio dell’eclissi, voce attenuata dallo scrosciare dell’acqua sui teli degli astrofili.

Ma come d’incanto alle sue parole la pioggia si attenuo… poi smise e addirittura qualche minuto dopo si intravvide un raggio di sole già attenuato dell’eclissi in corso.

Corsa frenetica a montare l’attrezzatura… io disponevo di una fotocamera con grandangolo per fare il timelapse, una fotocamera con tutti i moltiplicatori possibili per cercare di catturare il momento cruciale e una mirrorless con cui fare foto così senza senso.

Mano a mano in cui il conto alla rovescia continuà le nuvole davano sempre più spazio al cielo sereno fino al grande momento tella totalità dove solo una leggera velatura si infrappose senza però togliere nulla allo spettacolo.

I quattro minuti magici

Devo dire che avevo immaginato in mille modi l’eclissi totale, ma nulla che si avvicinò alla realtà. Il passaggio dal 99.9% al 100% è enorme, come se di colpo venisse spenta la luce. Venere appare visibile nel cielo per quei 4 minuti in cui si passa da una luce serale alla notte! Notte strana, perchè circondata ovunque dall’alba… sensazione surreale che è solo da sperimentare.

Ed infine arrivò l’eclissi!

Ovviamente, sul più bello perdo il puntamento con il sole… senza montature adeguate tenere puntato un 400mm con tre moltiplicatori attaccati è un’operazione quasi impossibile! ma alla fine, mi porto a casa la foto ce volevo, non perfetta rispetto ai più blasonati astrofotografi, ma a cui sono affezionato! e soprattutto mi porto a casa un’esperienza davvero unica.

Sequenza dell’eclissi. Manca l’uscita perchè… un po’ umida.

Inutile dirlo, 10 minuti dopo l’eclissi, il diluvio tornò… per i successivi due giorni…