Laki, il Vulcano che entrò nella storia

Laki, il Vulcano che entrò nella storia

Che l’Islanda sia un enorme (quasi) unico vulcano è evidente ogni metro che si percorre, ma ci sono luoghi che riescono a dimostrare ancora di più la sua natura, senza dubbio Laki è uno di questi.

Laki è così, se per un esperto è una “fessura vulcanica”, per il profano si presenta come una lunghissima sequenza di vulcani che vanno da un’orizonte all’altro. In effetti questa fessura vulcanica ha prodotto non meno di 170 crateri posti propio in fila e di discrete dimensioni chiamati Lakagigar.

Questo luogo nel corso delle varie eruzioni ha prodotto quantità di lava tali da annoverarsi tra le maggiori nel periodo storico sulla terra.

In particolare l’eruzione iniziata nel 1783 è stata talmente violenta da produrre una nube di gas emessi fu in grado di modificare per anni il clima terrestre producendo carestie ben oltre i confini islandesi.

Tali carestie si estesero ben presto nella vicina Europa provocando disastri umanitari e fomentando dissapori popolari divenendo una delle concause dello scoppio della Rivoluzione Francese.

Laki oggi

Oggi laki si è quietato, da quell’evento la sua attività si è spostata altrove e a noi rimane solo un bellissimo luogo da visitare. Quindi preoccupatevi solo di avere l’energia (e una bici robusta) per raggiungerlo con le vostre forze!

Come raggiungerlo

La mappa del percorso (i bolli marroni indicano la variante difficile) da https://cyclingiceland.is/

Per la caratteristica del luogo, stretto tra il Vatnajökull ed il fiume Skaftá, Laki non si presta ad essere concatenato con altri luoghi in un percorso lineare, ma richiede per forza una partenza e arrivo nello stesso punto, (non è proprio così… ma le alternative le sconsiglio vivamente…).

Avendo due giorni comunque è un giro che merita sicuramente, indubbiamente impegnativo, ma di grande soddisfazione.

Il punti di inizio lo possiamo far coincidere con l’abitato di Kirkjubæjarklaustur posto a Sud lungo la Ringroad in direzione di Skaftafell, con più precisione 6 km prima del paese in coincidenza con il canyon Fjaðrárgljúfur dove ha inizio la F206. La strada si presenta subito sterrata e piuttosto accidentata, il fondo è sassoso e con alcuni brevi strappi anche impegnativi.

Il dislivello che si deve vincere è di meno di 500 metri, ma come spesso accade in Islanda il susseguirsi di saliscendi lo rendono nettamente superiore.

Lungo la strada si incontrano tre guadi. il primo dopo una quindicina di km, facile, poco più di un torrentello (se in buone condizioni), il secondo sempre abbordabile si trova nei pressi della bella cascata di Fagrifoss che si trova sulla destra e che merita una pausa rilassante.

Fagrifoss
La cascata Fagrifoss

L’ultimo guado invece si presenta ben più impegnativo, la corrente non è mai forte, ma l’acqua può superare il ginocchio. In loco un paletto colorato indica l’altezza dell’acqua e le raccomandazioni per le tipologie di auto in grado di superarlo.

In ogni caso, se muniti di quattro ruote e un motore, cercate possibilmente di affrontare questa strada un un vero 4×4.

Il terzo guado prima di Laki

Passato il guado, poco dopo si incontra l’anello della strada F206/F207. Andando a sinistra si scende in circa 4 km al campeggio/rifugio di Blágil, mentre a destra in 16 km si raggiunge il visitor center del Parco Nazionale del Vatnajökull , posto ai piedi dell’elevazione del Laki.

Quest’ultimo percorso è più semplice rispetto alla F206, ma presenta in alcuni tratti della sabbia che può minare le ultime energie rimaste.

Il mio consiglio, soprattutto se si è carichi di bagagli, è di andare al campeggio e poi fare l’ultimo tratto scarichi.

Una volta giunti al Visitor Center si prende il bel sentiero che in 45 minuti porta alla vetta da cui il paesaggio è stupefacente.

Da Sud-Ovest parte una lunghissima sequenza di crateri ricoperti dal tipico muschio per proseguire a Nord-Est fino alla grande massa glaciale del Vatnajökull.

Laki
La distesa di crateri del Lakagigar

Per il rientro al campeggio si possono scegliere due strade, la F206 percorsa poco prima, più breve (circa 18 km) oppure la F207, più bella, ma decisamente più lunga (circa 28 km). Come alternativa si possono fare due notti al rifugio percorrendo tutto l’anello in un giorno. (io non l’ho fatto e mi sono pentito.)

Rientro

Il rientro lo si può fare dalla strada di andata, oppure con una variante più impegnativa (se l’andata già non fosse sufficiente).

Dal rifugio si prosegue verso Sud-Ovest lungo l’anello per pochi chilometri fino ad un bivio verso Sud su una strada senza numero.

La si percorre fino a superare il rifugio Hrossatungur immettendosi nella splendida colata di lava Eldhraun, prodotta dalle eruzioni successive del Laki e Eldgja che ci guiderà verso il mare.

La strada qua diventa stretta, ma evidente in un paesaggio irreale. dopo una ventina di chilometri si incontra un secondo rifugio ai margini della colata, sempre aperto e disponibile in caso di emergenza.

di ritorno dal Laki
Lungo la splendida strada nel mezzo di Eldhraun

Poco dopo il rifugio bisogna affrontare un guado dall’aspetto severo. Il fiume è lo stesso dell’ultimo guado dell’andata, ma ora è più imponente. Le rive distano circa un centinaio di metri e non ci sono paletti, corde o dighe per agevolare il passaggio. Solo è visibile la strada che si “inabissa” e che fuoriesce dal lato opposto.
Fortunatamente l’acqua non è troppo profonda arriva solo a tratti a superare le ginocchia, ma il fondo è spesso sconnesso e va prestata attenzione.

A complicare l’effetto di isolamento, in questo punto non c’è campo telefonico (nel 2017)… in ogni caso la corrente non è forte e con calma lo si guada con una discreta sicurezza.

Poco dopo il guado il paesaggio cambia, sembra quasi tornare alla civiltà, con addirittura un campo coltivato con un recinto. qua ci sono due opzioni.

Nel 2017, seguendo la vecchia mappa seguii una pista che si stacca da un cancello nel recinto verso Sud, la traccia è per cavalli e a tratti è molto impegnativa da seguire per via del fango e dell’esigua dimensione (single track). Dopo 6 km si raggiunge una fattoria dove diviene “normale”… andandosi poi a ricongiungere alla F208 permettendo un concatenamento verso il Landmannalaugar.

Visto l’impegno di questa variante, consiglio di proseguire, dopo il guado, sulla strada sterrata che in 10-15 km va a ricongiungersi alla F206 percorsa all’andata.

Non l’ho percorsa, ma appare comunque ben segnata e percorribile. da Qua si rientra per lo stesso percorso.

Il rifugio poco prima del “guado insidioso”

In bicicletta

Tappa 1: Kirkjubæjarklaustur – Blágil

distanza 60 Km
500 m circa di dislivello totale
strada quasi completamente sterrata, impegnativa

Tappa 2: Anello del Lakagígar
50 km
circa 300 m di dislivello (difficilmente quantificabile per i saliscendi)
strada completamente sterrata, non impegnaiva, ma con tratti sabbiosi

Tappa 3: rientro
65km
disolivello prevalentemente in discesa (sempre con saliscendi)
strada completamente in discesa con un guado impegnativo, variante per la F208 molto impegnativa

Nel 2017 quando la percosi feci solo due tappe, allungando la prima a oltre 90 Km e al seconda a 110 km, con il senno di poi lo sconsiglio.

Dove dormire

  • Campeggio Kirkjubæjarklaustur: è il campeggio del paese, ben equipaggiato, dotato di sala comune e cucina.
  • Kleifarmörk campsite: posto appena fuori Kirkjubæjarklaustur è un campeggio molto spartano dotato di servizi minimali
  • Blágil: è il posto tappa a Laki, costituito da un campeggio ed un rifugio. Non c’è corrente, ma servizi essenziali.